Il trauma viene definito come un’esperienza stressante che trascende le capacità di un individuo di farvi fronte. Esso si configura come una condizione di forte impatto emotivo che destabilizza gli schemi di riferimento provocando uno stato di stress estremo per il fatto che pone il soggetto in una condizione di completa impotenza nella quale può solo subire quanto gli sta accadendo.
Dal punto di vista fisiologico il nostro cervello è strutturato per elaborare gli avvenimenti destabilizzanti, imprevisti e negativi, in modo che vengano memorizzati e integrati nei nostri modelli mentali di previsione e di lettura del mondo, il cui processo di costruzione e revisione inizia a partire dall’infanzia. Tale processo permette di arricchire le nostre esperienze e di diversificare le possibilità di risposta a nostra disposizione. Ciò conferisce flessibilità al nostro sistema di interpretazione e più strumenti per affrontare le situazioni impreviste e negative. La presenza di emozioni sopraffacenti, percepite come segnali di pericolo dal nostro sistema psico-corporeo, provoca però l’arresto di questo naturale processo di elaborazione, arresto che dà avvio ad altri processi con cui il sistema si difende dal pericolo percepito, come viene messo in evidenza dalla teoria polivagale.. I casi in cui le emozioni possono diventare sopraffacenti riguardano l’eccessiva imprevedibilità di un evento, avvenimenti tragici, esperienze negative precoci dovute ad una funzione genitoriale assente o alla carenza di un adeguato supporto adulto in momenti critici, esperienze negative ripetute.
La dissociazione
Ogni avvenimento di cui facciamo esperienza è costituito da diversi aspetti, o informazioni, nel linguaggio della psicologia cognitiva, informazioni costituenti il contesto fisico e/0 relazionale in cui l’evento si verifica e informazioni che costituiscono l’esperienza del soggetto in termini di percezioni, sensazioni corporee, stati emotivi, pensieri. Per poter memorizzare e integrare queste esperienze/eventi in maniera funzionale, il nostro sistema psichico necessita che le informazioni costituenti siano tutte disponibili alla nostra coscienza. Ciò è possibile in uno stato percepito di calma o in uno stato in cui la sensazione di allarme non è eccessiva, quando, cioè, non ci sentiamo minacciati da nulla che ci possa mettere in pericolo. Nel caso del trauma, lo stato di emotività travolgente che il sistema non riesce a fronteggiare, viene percepito come un segnale di pericolo e il sistema psichico, per difendersi, reagisce con la frammentazione degli aspetti che costituiscono l’evento. Questo processo, che prende il nome di dissociazione, impedisce che l’evento venga memorizzato come una rappresentazione unitaria e consapevole, che possa essere confrontata con i nostri modelli organizzati di memorie/esperienze. Tale confronto permette l’attribuzione di un significato in base alle conoscenze già possedute e, allo stesso tempo, modifica i modelli mentali apportando nuove informazioni che ne consentono la riorganizzazione, in un processo circolare continuo di adattamento all’esperienza.
Esistono diversi livelli di dissociazione (Bromberg; Van der Hart). Ci sono meccanismi di difesa che tengono lontane dalla coscienza le esperienze negative non elaborate, che possono diventare consapevoli attraverso l’individuazione e la comprensione degli stessi. La frammentazione conseguente a elevati livelli di dissociazione, per allontanare completamente qualunque possibile intrusione degli elementi traumatici nella coscienza, può portare alla formazione di parti di sé frammentate, completamente incomprensibili e sconosciute, che si possono manifestare in diversi modi e sono vissute come qualcosa che interrompe la continuità del senso di sé.
Alti livelli di dissociazione creano le condizioni che impediscono agli eventi negativi di essere integrati in maniera funzionale. In tal modo, non sono più di nessuna utilità per implementare i nostri modelli mentali e arricchire le nostre capacità di adattamento ma possono diventare addirittura nocivi, interferendo con il normale funzionamento psichico. Le informazioni rimaste frammentate possono comparire come flash back, come sensazioni corporee e stati emotivi disturbanti o come comportamenti, che sembrano fuori contesto e a cui non sappiamo dare nessun significato.
Trauma semplice e trauma complesso
I tipi di trauma di cui più spesso si parla sono il trauma semplice o PTSD, disturbo post traumatico da stresse il trauma complesso o PTSD complesso
PTSD
Il PTSD è causato da eventi singoli che minacciano la sopravvivenza: incidenti, eventi naturali estremi, gravi malattie, aggressioni violente, omicidi, guerre, violenze sessuali. Il DSM V descrive la sintomatologia del PTSD come caratterizzata da: Pensieri intrusivi e flashback improvvisi riguardanti l’evento traumatico Incubi notturni Costante sensazione di allarme e paura apparentemente immotivata Evitamento delle situazioni che evocano sensazioni e pensieri legati all’evento traumatico Questi sintomi possono interferire con lo svolgimento della vita quotidiana, con ripercussioni nell’ambito lavorativo, relazionale e affettivo.
Per il soggetto che vive tale condizione spesso non è possibile ricondurre quanto descritto all’esperienza traumatica e questo a causa del processo di dissociazione, che interrompe la normale capacità di integrazione cosciente di tutti gli aspetti dell’esperienza vissuta. Le esperienze emotivamente sopraffacenti non comportano necessariamente lo sviluppo di un PTSD, questo dipende sia da quanto è forte e impattante l’evento, sia dalle risorse relazionali e ambientali nonché dalla capacità di resilienza e dal grado di vulnerabilità del soggetto.
Trauma complesso
Il trauma complesso è caratterizzato da eventi traumatici ripetuti e prolungati nel tempo che si verificano all’interno di un contesto relazionale. Con il concetto di trauma complesso si intende porre attenzione a quegli eventi traumatici che si verificano nell’infanzia e che il bambino sperimenta con continuità. Questi eventi vengono individuati negli abusi psicologici, nei maltrattamenti fisici, nell’abbandono e nella grave trascuratezza, e ne è stata dimostrata l’influenza sull’adeguato sviluppo neurobiologico. Sono definiti anche traumi dello sviluppo e hanno delle implicazioni importanti sulla strutturazione della personalità, sulle capacità di regolazione emotiva e sullo sviluppo delle funzioni cognitive, che sono tanto più gravi quanto più il trauma è precoce. I traumi dello sviluppo creano quelle condizioni di vulnerabilità che possono portare a disfunzioni psicopatologiche anche gravi e hanno ricadute importanti nella sfera relazionale e sociale.
Esiti traumatici con profonde conseguenze sulle dinamiche psicoaffettive, sulla personalità e sul senso del sé, possono derivare anche da esperienze traumatiche ripetute e prolungate nel tempo dovute a esperienze di tortura, sevizie e umiliazioni, che si possono verificare all’interno di contesti bellici o di oppressione e prevaricazione (Ford e Courtois 2009; 2020).
Ferite da attaccamento
Le ferite da attaccamento si riferiscono a esperienze con le figure di attaccamento, (ma si possono verificare anche in ambito relazionale e sociale (Odgen 1992; 2021), in cui la relazione fra genitore e figlio è caratterizzata da un mancata sintonizzazione sui bisogni del bambino, ai quali non si presta la dovuta attenzione o a cui non viene dato riconoscimento. Ciò incide sullo sviluppo dell’autostima, del senso di efficacia, di adeguatezza e autonomia di sé. II bambino impara a riconoscere i propri bisogni e a dare ad essi un significato a seconda di come il genitore li riconosce e di come si comporta rispetto ad essi. Se tali bisogni non vengono riconosciuti o non sono accolti, diventano degli aspetti del sé negati e rifiutati. Questo comporta la strutturazione di strategie adattive con la funzione di relegare nel subconscio le emozioni e gli aspetti del sé percepiti come non accettabili, generando conflitti interni che possono essere causa di profonda sofferenza soggettiva e difficoltà relazionali.
Dott.ssa Teresa Conti
Psicologa Psicoterapeuta a Bologna (Zona Saffi)
Mi chiamo Teresa Conti, vivo a Bologna, sono iscritta all’ordine degli psicologi dell’Emilia Romagna con il n. 3421 e il mio orientamento teorico è il modello costruttivista intersoggettivo, in cui mi sono formata presso la scuola di psicoterapia Cesipc di Firenze.
P.I. 03714101205