• Home
  • Ambiti di intervento
  • Trauma psicologico

Cos’è il trauma psicologico

Il trauma è un’esperienza particolarmente stressante che trascende le capacità apprese dal soggetto di far fronte alle situazioni impreviste. Esso si configura perciò come una condizione di forte impatto emotivo che destabilizza gli schemi di riferimento provocando uno stato di stress estremo per il fatto che pone il soggetto in una condizione di completa impotenza nella quale può solo subire quanto gli sta accadendo.

Dal punto di vista fisiologico il nostro cervello è strutturato per elaborare le esperienze destabilizzanti integrandole nei nostri schemi esperienziali e previsionali. Questo processo consente di arricchire e diversificare le possibilità di approccio all’esperienza conferendo flessibilità al nostro sistema di interpretazione e più strumenti per fronteggiare le situazioni impreviste. Il naturale processo di elaborazione però si blocca quando ci troviamo di fronte a eventi di intensità emotiva tale da impedire al nostro sistema di riorganizzare le informazioni che riguardano l’evento in modo da poter attribuire ad esso un senso.

E’ come se lo stato di emotività travolgente facesse cortocircuitare il sistema. Quando ciò avviene la possibilità di inserire le nuove esperienze vissute all’interno dei nostri modelli di interpretazione, previsione e azione viene interrotta e rimaniamo fermi al momento dell’evento. In questo contesto quando si parla di informazioni ci si riferisce alle caratteristiche che connotano psicologicamente gli eventi, ossia cognitive, emotive e corporee.

Perché il nostro sistema di elaborazione sia in grado di riorganizzare e integrare nel nostro sistema di significati gli avvenimenti che ci occorrono è necessario che tali informazioni siano tutte disponibili alla nostra coscienza e collegate sia a ciò che accade sia al “patrimonio” di informazioni che abbiamo sul mondo in cui viviamo. Questo confronto fra informazioni nuove e quelle già acquisite consente di assegnare un senso alle nuove esperienze in continuità con il nostro sistema di significati e di farle nostre. Nel caso del trauma è proprio la connessione fra tutte queste informazioni che viene a mancare.

Così le informazioni legate all’esperienza traumatica, che non sono state integrate nei nostri modelli di previsione e interpretazione si cristallizzano rimanendo com’erano nel momento in cui l’evento si è verificato senza che siano di alcuna utilità per la crescita e l’arricchimento della persona.Si distinguono due tipi traumi. I traumi causati da un singolo evento in cui il soggetto percepisce un rischio per la propria vita o per la vita di persone affettivamente significative (incidenti, catastrofi naturali, malattie inguaribili, lutti traumatici come omicidi o suicidi). Questo tipo di esperienze traumatiche viene definito trauma con la “T” maiuscola. I traumi complessi, o traumi con la “t” minuscola, che derivano, invece, da esperienze di relazione sfavorevoli con carattere di ripetitività vissute nell’infanzia come l’abuso psicologico o la trascuratezza. L’abuso fisico sperimentato nel periodo infantile rientra nei traumi con la “T” perché, in un bambino privo di ogni possibilità di difesa, costituisce una minaccia alla sopravvivenza.

I traumi con la “t” sono esperienze che non minacciano la sopravvivenza del soggetto ma minano il suo senso di sicurezza, la percezione del proprio valore personale e il senso di essere persone degne di essere amate e rispettate. Per questo motivo chi ha subito un trauma relazionale è più vulnerabile allo sviluppo di disturbi psicologici come ansia, depressione o disturbi che derivano dalla difficoltà di autoregolazione emotiva e del controllo degli impulsi. Le motivazioni di molte manifestazioni psicopatologiche attuali sono, quindi, riconducibili a traumi relazionali. Non tutti i traumi relazionali hanno però lo stesso livello di gravità ma ciò non vuol dire che non abbiano delle ripercussioni sullo sviluppo della propria autostima. Può essere considerato un trauma relazionale anche essere ridicolizzati dai compagni di scuola perché non si seguono le tendenze del momento o perché non sempre si è abbastanza preparati sulla lezione.

Elaborazione del trauma e il metodo EMDR

L’elaborazione degli eventi traumatici richiede l’integrazione delle informazioni cognitive, emotive e corporee rimaste scollegate tra loro e dal resto del sistema dove sono organizzate l’insieme delle esperienze del soggetto, ossia le reti neurali del nostro cervello. Il metodo che è risultato più efficace nel favorire il processo di integrazione di queste informazioni è il metodo EMDR (eyes movements desensitization and reprocessing).

Quando si sperimenta un evento traumatico si attivano le parti del nostro cervello più antiche, il cervello rettiliano, che presiedono ai comportamenti innati di difesa che vengono innescati automaticamente in caso di minaccia: attacco, fuga e freezing (congelamento). Quando si attivano questi moduli comportamentali le parti del cervello deputate all’elaborazione integrata delle informazioni, la neocorteccia, sono disattive e questo provoca una disconnessione che impedisce l’integrazione delle informazioni inerenti lo stato emotivo, corporeo e cognitivo dell’evento in una rappresentazione tale da renderli parti fruibili della nostra esperienza. Ciò che impedisce la possibilità di riconnettere tali informazioni alle informazioni presenti nelle altre reti neurali è il fatto che i comportamenti di difesa succitati non raggiungono il loro scopo di allontanare la minaccia e l’elevato livello di attivazione impedisce il ritorno all’omeostasi.

Questo crea uno stato di iperattivazione persistente per cui il sistema rimane disconnesso e le reti neurali che contengono le informazioni che riguardano l’evento traumatico restano isolate rispetto a tutte le altre. In altri termini ciò significa che l’esperienza di quell’evento rimane sempre uguale a sé stessa e non suscettibile di cambiamento. Il metodo EMDR consiste nel far recuperare al soggetto le informazioni cognitive emotive e corporee inerenti l’evento traumatico e mentre il soggetto focalizza la propria attenzione su tali informazioni contemporaneamente si eseguono dei set di movimenti con le dita che il soggetto è invitato a seguire con gli occhi.

Ci sono evidenze scientifiche che mostrano come la stimolazione bilaterale, movimenti binoculari o tapping (tamburellamento), faciliti il collegamento fra i circuiti neurali che contengono le informazioni dissociate sull’evento traumatico e gli altri circuiti in cui sono organizzate le informazioni sulla totalità delle nostre esperienze. Il processo di confronto fra tutte le informazioni esperienziali del soggetto permette di attribuire finalmente un significato diverso all’evento. Inizialmente l’EMDR è stato utilizzato solo per facilitare l’elaborazione di traumi dovuti ad eventi singoli o “T”, l’uso del metodo si è poi esteso al trattamento dei traumi relazionali e dei disturbi ad essi correlati come ad esempio i disturbi d’ansia, i disturbi dell’alimentazione, i disturbi depressivi.


Dott.ssa Teresa Conti
Psicologa Psicoterapeuta a Bologna (Zona Saffi)

Dott.ssa Teresa Conti

Mi chiamo Teresa Conti, vivo a Bologna, sono iscritta all’ordine degli psicologi dell’Emilia Romagna con il n. 3421 e il mio orientamento teorico è il modello costruttivista intersoggettivo, in cui mi sono formata presso la scuola di psicoterapia Cesipc di Firenze.

P.I. 03714101205

© 2024. «powered by Psicologi Italia». È severamente vietata la riproduzione, anche parziale, delle pagine e dei contenuti di questo sito.